08/06/2010
Seminario in preparazione della 46ª edizione delle Settimane Sociali
Organizzato con il contributo del Credito Cooperativo si terrà il 5 giugno a Verona

Dal 14 al 17 ottobre prossimi si terrà a Reggio Calabria la 46ª edizione delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani, che avrà per tema Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese.

Il 10 maggio, nel corso di una conferenza stampa, è stato presentato a Roma il Documento preparatorio che farà da guida al dibattito, alla cui stesura ha partecipato anche il Credito Cooperativo presente, con il presidente di Federcasse Azzi, attraverso il contributo che ha potuto dare, in qualità di componente del Comitato Scientifico ed Organizzatore dell’evento (scarica il testo "Cattolici nell'Italia di oggi. Un'agenda di speranza per il futuro del Paese ).

Da oggi e fino al mese di ottobre saranno diversi gli eventi che il Comitato intende proporre in tutto il Paese per sviluppare un confronto con le diverse forze istituzionali, sociali ed economiche che si rifanno agli insegnamenti del Magistero Sociale della Chiesa, per definire una sorta di vademecum capace di segnare le tappe di un percorso di speranza per il nostro Paese, segnato da crisi profonde.

Il Credito Cooperativo si è fatto parte attiva di questo progetto, organizzando – insieme al Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali della Cei – in due distinti momenti e in diverse aree territoriali del Paese, due seminari di preparazione all’evento di Reggio Calabria.

Il primo di questi si è tenuto a Verona il 5 giugno scorso, ed ha approfondito, nello specifico, il tema Finanza sociale, finanza plurale. Il ruolo della finanza nel dopo crisi. Il secondo si terrà invece a Bari il prossimo 10 settembre.

Al seminario di Verona, aperto dal vescovo della città, S.E. Mons. Giuseppe Zenti che ha messo l’accento sul legame forte che deve sussistere tra economia e persone in una logica di rispetto, ha portato il proprio saluto il presidente del Comitato scientifico ed organizzatore delle Settimane Sociali, Mons. Arrigo Miglio, che ha ricordato il grande valore di un dibattito “alto” come quello espresso dalle Settimane Sociali e citato il “bene comune” come obiettivo dell’azione economica (“il Paese ha bisogno di crescere e ha voglia di crescere: ci sono tante energie, tante risorse che vanno utilizzate”).

È stata poi la volta del saluto del presidente della Federazione Veneta delle BCC, Amedeo Piva, che ha sottolineato come la risposta da dare alla crisi sia una “finanza che raggiunga una allocazione efficiente delle risorse e che alimenti la speranza. La quale, come sosteneva S. Agostino, ha due figli: lo sdegno ed il coraggio. Lo sdegno permette di vedere ciò che non va; il coraggio serve a cambiarlo”.

La relazione di Zamagni
Le lezioni della crisi e le ragioni della finanza è stato invece il tema della relazione sviluppata dal professor Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all’Università di Bologna. Zamagni ha esordito ricordando come la finanza trova la propria origine nella matrice culturale cattolica alla fine del 1400. Una matrice culturale che ha avuto nei secoli – soprattutto in Italia – esponenti di altissimo livello come Sturzo, Toniolo, Tovini.

“Un percorso concettuale – ha ricordato Zamagni – basato sullo stretto legame tra finanza ed economia reale, ma che è andato in crisi con l’avvento della globalizzazione, trenta anni fa”. “Oggi – ha continuato Zamagni - il quadro è nuovamente mutato: la crisi economica sta, paradossalmente, riscoprendo il grande valore del lavoro come mezzo per produrre ricchezza. E questo porta con sé la riscoperta di esperienze come il localismo bancario, la cooperazione. Ispirate da uno stretto legame con il territorio, con il lavoro, con la gente. In una logica di solidarietà, altro valore che la crisi finanziaria ha permesso di riscoprire”. Da qui, ha detto ancora Zamagni, la responsabilità del mondo cattolico chiamato oggi ad interessarsi nuovamente della finanza. Nel rispetto di quel principio di fraternità che Papa Benedetto XVI inserisce, innovando la cultura tradizionale, nel rapporto economico. Per fare questo, ha concluso Zamagni, bisognerà tornare ad una elaborazione culturale autonoma del mondo cattolico in tema di finanza, nell’interesse del sistema Paese e di una finanza autenticamente “plurale”.

La tavola rotonda
Il seminario si è poi sviluppato attraverso una tavola rotonda sul tema Finanza 2.0. Cosa sarà e cosa non sarà la finanza di domani? alla quale hanno partecipato il presidente di Cattolica Assicurazioni, Paolo Bedoni, il direttore della Federazione Veneta delle BCC, Andrea Bologna, il presidente della Associazione fra le Banche Popolari, Carlo Fratta Pasini, il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, il presidente dei Giovani di Confartigianato, Marco Colombo.
Per Paolo Bedoni, che ha ricordato la genesi delle crisi e l’ingordigia che ha causato dissesti planetari, “senza negare il ruolo delle grandi banche, è dal basso che dobbiamo ricostruire un rapporto sano tra economia reale e finanza”; concetti ripresi da Andrea Bologna per il quale, paradossalmente, la crisi si presenta come una “buona opportunità per rivedere le scelte future”. Citando l’esperienza specifica delle BCC, Bologna ha ricordato come l’attenzione al cliente, la prossimità, siano valori di riferimento oggi presi a modello. Dai quali ripartire, sui quali ricostruire.

Per Carlo Fratta Pasini, “la crisi interroga gli stili di vita” e le banche sono chiamate a dare una risposta alle nuove sollecitazioni, cosa non sempre facile. In questo contesto specifico, ha continuato Fratta Pasini, sia il sistema del Credito Cooperativo che delle Banche Popolari sono sottoposti a notevoli sollecitazioni e a richieste pressanti alle quali fornire risposte adeguate. Per il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti per finanza 2.0 si deve intendere la “finanza di partecipazione”. Che nasce dal basso. Che deve essere capace di includere e non escludere. Lo può fare se – come è scritto nel documento preparatorio delle Settimane Sociali – includendo, educando, facendo memoria delle buone cose del passato, delle radici. Ricollegandosi, in questo, alla grande esperienza della cooperazione di credito avviatasi nella metà dell’800 in Germania con le prime Casse sociali di prestiti di F.W. Raiffeisen. Ma guardando al futuro – ha concluso Gatti - senza avvitarsi su se stessi, offrendo testimonianza della coerenza; facendo alleanze con i migliori soggetti del territorio; denunciando le forme di corruzione e illegalità; attivando processi di formazione permanente; difendendo la specificità di tutte le forme di economia plurale e partecipata.

A concludere la tavola rotonda l’intervento del presidente dei Giovani di Confartigianato, Marco Colombo, per il quale le imprese artigiane – oggi - assicurano difese concrete a favore dell’occupazione, avendo a cuore i destini delle persone. La grande difficoltà – per Colombo – restano l’accesso al credito e l’eccesso di burocrazia; cosa che penalizza ancora di più i giovani.

Alcune esperienze
È stata poi la volta della sessione dedicata al valore delle esperienze, con le relazioni di Paolo Frison, coordinatore responsabile Microcredito della Caritas di Vicenza, e del segretario generale di Confcooperative, Vincenzo Mannino. Frison ha illustrato l’esperienza del grande progetto di microcredito della Caritas Vicentina con le BCC del territorio, ricordando come nel periodo 2006 – 2009 siano stati erogati complessivamente circa un migliaio di prestiti, con un tasso di restituzione dell’84%. Mannino, dal canto suo, ha invece ricordato il ruolo specifico della cooperazione che fa capo a Confcooperative, con numeri davvero importanti. A partire dall’occupazione, stimata in 500 mila unità. Nel complesso, le 20 mila cooperative aderenti, nei diversi settori – ha detto ancora Mannino - hanno oggi un fatturato di 62 miliardi di euro. Questo per dire che le cooperative “vivono la realtà dei territori e rendono concreta la loro finalità mutualistica”. Per Mannino, occorre però oggi “riflettere su come sostenere la loro capitalizzazione e costruire sistemi partecipati per contrastare gli effetti perversi dell’economia globalizzata. Puntando alla costruzione di un welfare di qualità”.

Le conclusioni del presidente Azzi
Nelle sue conclusioni, il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, ricordando come la prossima edizione delle Settimane Sociali sarà chiamata a stilare una sorta di “Agenda di speranza” per il futuro del Paese, ha sottolineato come “parlare di speranza significa, prima di tutto, ristabilire le condizioni perché i giovani possano recuperare la fiducia nelle loro possibilità di sviluppo, sia individuale che collettivo”. Devono essere pertanto i giovani, ha detto Azzi, i destinatari dei maggiori sforzi capaci non solo di far uscire il Paese dalla crisi, ma anche di innescare processi virtuosi di sviluppo in chiave di promozione personale e familiare. Ribadendo le grandi responsabilità che il richiamo alla cooperazione di credito come esempio di “amore intelligente” da parte della Caritas in Veritate consegna al sistema del Credito Cooperativo, Azzi ha indicato i terreni sui quali intervenire in una logica di solidarietà intergenerazionale: rivedere la fiscalità delle famiglie combattendo al tempo stesso l’evasione tributaria, vera e propria “macelleria sociale” come ha detto pochi giorni fa il Governatore Draghi; costruire una più efficiente rete di servizi, riducendo la burocrazia, incentivando forme di auto-organizzazione in una logica di sussidiarietà; rivedere il nostro sistema educativo, per rendere la scuola sempre più di qualità e realmente formativa al lavoro. “Anche la finanza – che deve essere sempre strumento, ancella e non padrona - ha un ruolo nella costruzione di un futuro plurale e partecipato” ha detto ancora Azzi, “perché essa ha il potere di dare gli strumenti, di includere, di consentire di costruire il domani. Dare credito, in questo senso, è dare speranza”. In conclusione, Azzi ha ricordato come le BCC hanno continuato, in questo ormai quasi biennio di crisi, a sostenere convintamente famiglie ed imprese, attivando sul territorio anche esperienze pilota come accordi sindacali territoriali per l’anticipazione della cassa integrazione ai lavoratori di aziende in crisi o accordi con molte diocesi per l’attivazione di programmi di microcredito. É indispensabile – ha concluso Azzi - in questo tempo schiacciato sul momento e che fatica a guardare avanti, richiamare l’importanza di cooperare. Di lavorare insieme per un impegno convergente nei confronti del bene comune”. “Non è un caso, d’altronde, che la parola cooperazione fosse nel titolo della prima Settimana Sociale, più di cento anni fa. E che sia più volte citata nella stessa Caritas in Veritate. Una parola a cui ri-attingere per nutrire l’azione. E ricostruire fiducia, autentico collante sociale. Così potremo attuare l’agenda di speranza. Una re-agenda. Una reazione e una nuova azione”.

Scarica Il contributo del Credito Cooperativo

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