29/09/2010
Diario Censis-BCC. La ripresa deve passare dalla modernizzazione del terziario
I morsi della crisi non hanno ancora prodotto quella reazione sul terziario che ci si attendeva. È mancato quel processo di modernizzazione del settore che è riuscito invece in Germania ed al quale si è saldamente agganciata la ripresa della “locomotiva tedesca” la quale, non a caso, ha investito ingenti risorse nello sviluppo infrastrutturale.
 
La riflessione è del Censis che affronta la questione nel suo Diario della ristrutturazione del terziario, terzo appuntamento dell’iniziativa avviata in collaborazione con il sistema delle Banche di Credito Cooperativo.
Per ripartire il manifatturiero da solo non basta ed il terziario in Italia ha un peso enorme: il 71% del valore aggiunto, il 55% delle imprese, il 66% dell’occupazione. Le attese guardavano al 2010 come l’anno della ristrutturazione e modernizzazione. Ma alla fine del terzo trimestre, il bilancio è negativo: “Il terziario non ha effettuato quel salto qualitativo auspicato e che resta indispensabile per una solida ripresa dell'economia italiana”.
Eppure, rileva il Censis  “in molti comparti sarebbe possibile fare incremento di valore, con pochi investimenti e un po’ di razionalizzazione”: esistono ancora ampie sacche di improduttività e di scarsa razionalizzazione delle risorse, nonché di scarsa concorrenza.
Guardando alla ripresa della “locomotiva tedesca”, il Censis rileva come essa sia ben agganciata a processi di modernizzazione del terziario, con un Pil cresciuto nel secondo trimestre del 2010 del 2,2%, ma il contributo della produzione industriale è solo dello 0,1%. “Grazie all'ammodernamento dei servizi, l’impasto tra terziario e industria sta trainando tutto il sistema. Questo soprattutto grazie all’export, che nell'ultimo anno è cresciuto del 15,4%”.
Impietoso il confronto con la Germania anche per indici di produttività. “Tradizionalmente la produttività oraria dell’operaio tedesco è più alta (circa il 60% in più) di quella dell’operaio italiano, ma negli ultimi anni è aumentato il divario anche nel settore dei servizi, soprattutto nei privati: oggi tale differenza è del 42%”.
Male i tagli indiscriminati nella pubblica amministrazione in Italia che non ha ottimizzato le risorse residue, dice ancora il Censis, che sollecita una maggiore differenziazione tra i diversi comparti del terziario, oggi differenziati solo per quanto riguarda i prezzi, tra prodotti low cost e no. “Occorre superare l’assenza di standard riconoscibili” conclude il Censis, citando però alcuni esempi italiani di 'giusta' reazione alla crisi. Innanzitutto, la prossimità delle banche territoriali del sistema BCC che mostrano ottime performance nel confronto con il sistema bancario tradizionale
 
 
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